CISOM all’Accademia di Micfalău: formazione e cooperazione internazionale nella rete dell’Ordine di Malta

Nei giorni scorsi il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (CISOM) ha preso parte a un’importante attività di formazione internazionale presso l’Accademia di Micfalău, in Romania, promossa nell’ambito della rete delle Associazioni Nazionali dell’Ordine di Malta (OMRO).

L’iniziativa ha rappresentato un’occasione di confronto e collaborazione tra le diverse realtà nazionali dell’Ordine, riunite con l’obiettivo di condividere esperienze, competenze e buone pratiche nei settori dell’assistenza, della protezione civile e della gestione delle emergenze.

Nel corso dell’incontro, i rappresentanti del CISOM hanno presentato alle altre organizzazioni partecipanti le principali attività svolte in Italia e all’estero, illustrando l’esperienza maturata nel campo della risposta alle emergenze, della protezione civile e delle missioni umanitarie. La presentazione, adattata a un pubblico internazionale, ha consentito di valorizzare il patrimonio di competenze sviluppato dal Corpo attraverso anni di attività operative e progetti di cooperazione.

L’evento si è concluso con un workshop pratico dedicato alla gestione di uno scenario di alluvione simulato in territorio romeno. L’esercitazione ha permesso ai partecipanti di confrontarsi su procedure, strumenti e metodologie operative, mettendo in pratica approcci condivisi e rafforzando la capacità di cooperazione tra organizzazioni provenienti da contesti diversi.

La partecipazione del CISOM a questo appuntamento conferma il ruolo attivo che il Corpo ricopre all’interno della rete internazionale dell’Ordine di Malta. Grazie all’esperienza consolidata nel settore della protezione civile e dell’emergency management, maturata anche attraverso la partecipazione a progetti europei e missioni sul campo, il CISOM contribuisce allo sviluppo di una cultura comune della preparazione e della risposta alle emergenze, favorendo lo scambio di conoscenze e competenze tra le diverse associazioni nazionali.

In un contesto caratterizzato da rischi sempre più complessi e interconnessi, iniziative come quella di Micfalău rappresentano un’importante opportunità per rafforzare il dialogo internazionale, sviluppare relazioni operative e costruire sinergie che possano tradursi in future collaborazioni a beneficio delle comunità più vulnerabili.

Come sottolineato da Camilla Gino dell’Area Internazionale del CISOM, presente all’iniziativa:

“Partecipare a questa missione mi ha fatto toccare con mano il potenziale immenso di questa rete: ogni associazione nazionale porta con sé esperienze e competenze diverse, e il vero valore nasce proprio dal momento in cui ci fermiamo ad ascoltarci e a imparare gli uni dagli altri. È stato bello vedere quanto si possa crescere insieme, semplicemente condividendo quello che ciascuno sa fare meglio.”

L’esperienza in Romania ha confermato ancora una volta il valore della cooperazione internazionale come strumento fondamentale per affrontare le sfide umanitarie contemporanee e per rafforzare la capacità di risposta dell’intera famiglia dell’Ordine di Malta.

Lampedusa, Il Grande Ospedaliere dell’Ordine di Malta in visita all’Avamposto del Mediterraneo, in occasione della visita pastorale di Papa Leone XIV sull’isola.

La vista del Santo Padre a Lampedusa è stata l’occasione per S.E. Josef Blotz, Grande Ospedaliere dell’Ordine di Malta, di visitare il personale operativo impegnato nelle attività di assistenza sanitaria e soccorso in mare sull’isola, nonché di incontrare le principali autorità civili, militari e religiose del territorio.

Il Grande Ospedaliere, accompagnato da Benedetto Barberini, presidente del CISOM e da Fabrizio Celestini, Vicedirettore, ha partecipato alla Santa Messa celebrata dal Pontefice nel Campo sportivo “Arena” a conclusione della sua visita apostolica. Papa Leone XIV ha ricordato la “responsabilità epocale” che l’Europa ha sul tema migratorio e ha ringraziato tutti i volontari, le associazioni, le istituzioni, i medici, gli educatori e le forze di sicurezza che “con o senza il dono della fede, hanno scelto di amare insieme”, richiamando la parabola del buon Samaritano.

@Vatican Media

Nel corso della visita il Grande Ospedaliere ha svolto numerosi incontri istituzionali con le autorità religiose presenti per l’occasione sull’isola, tra cui l’Arcivescovo di Agrigento, mons. Alessandro Damiano, l’Arcivescovo metropolita di Palermo, mons. Corrado Lorefice e l’Ordinario Militare, mons. Gian Franco Saba. Ha avuto, altresì, modo di incontrare le autorità militari impegnate nella gestione delle attività di controllo, ricerca e soccorso nel Canale di Sicilia con cui il CISOM collabora fin dal 2008 ed in particolare, il CV (CP). Roberto D’Arrigo, Capo Ufficio Comunicazione del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, il Ten. Col. Claudio Scapigliati, Comandante del 134° Centro Radar Remoto dell’Aeronautica Militare, e il Ten. Renda, vice comandante della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza a Lampedusa.

La visita della delegazione dell’Ordine di Malta è stata anche l’occasione per rivolgere un sincero ringraziamento al TV (CP) Flavio Verde, che lascerà il comando dell’Ufficio circondariale marittimo di Lampedusa dopo anni di servizio e di proficua collaborazione con il CISOM.

Gli incontri istituzionali sono stati accompagnati da due uscite operative a bordo delle unità navali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. Le dimostrazioni hanno consentito di osservare da vicino le procedure di pattugliamento e controllo del mare, con la simulazione dell’individuazione di un target e delle successive fasi di avvicinamento e intervento, offrendo alla delegazione una concreta testimonianza dell’elevato livello di professionalità e coordinamento che caratterizza il dispositivo di sicurezza e soccorso impiegato nell’area.

Il Grande Ospedaliere ha, infine, incontrato il personale del CISOM impiegato nelle attività di primo soccorso sanitario in mare a bordo delle unità navali della Guardia Costiera e Guardia di Finanza nell’ambito del progetto PASSIM4 (Primissima Assistenza Sanitaria e Sorveglianza in Mare), progetto del Ministero dell’Interno e co-finanziato da fondi europei BMWI 2021-2027, volto a rafforzare il dispositivo di assistenza e soccorso nelle operazioni condotte nel Mediterraneo centrale.

La presenza a bordo dei medici e degli infermieri del CISOM consente, infatti, di poter prestare l’assistenza sanitaria già in navigazione, assicurando una risposta tempestiva alle condizioni di fragilità e alle emergenze mediche riscontrate durante i soccorsi, in un’azione coordinata orientata alla tutela della vita umana in mare.

L’incontro è stato anche l’occasione per raccontare le esperienze vissute, i soccorsi effettuati, le emozioni provate, ricordando che dietro ogni numero c’è sempre un volto, una persona, un percorso di sofferenza ma anche di speranza.

Durante il primo giorno della visita, il 3 luglio, si è infatti verificato un intervento di soccorso che ha coinvolto un’imbarcazione con 18 persone a bordo, di cui 6 donne e 2 bambini, raggiunta a circa 100 miglia da Lampedusa, in condizioni meteomarine particolarmente difficili.

Come ha raccontato Attilo dello Vicario, volontario CISOM a Lampedusa in qualità di logista, per i migranti spesso Lampedusa rappresenta “il primo lembo di terra dove potersi finalmente sentirsi liberi”.

La visita del Grande Ospedaliere ha rappresentato un’importante occasione per ribadire il valore della missione del CISOM a Lampedusa, luogo simbolo delle sfide umanitarie nel Mediterraneo e laboratorio di una collaborazione quotidiana tra istituzioni, Forze Armate e realtà ecclesiali, in cui il personale del CISOM opera al servizio dei più fragili, mettendo in pratica ogni giorno i carismi dell’Ordine di Malta “tuitio fidei et obsequium pauperum”.  

2 giugno: il CISOM alla Festa della Repubblica tra emozione, servizio e spirito di squadra

Oggi, in occasione della sfilata dedicata alla Festa della Repubblica, il CISOM ha avuto l’onore di sfilare ai Fori Imperiali insieme al Corpo Militare dell’Ordine di Malta, con un pick-up 4×4 tra i mezzi del Dipartimento della Protezione Civile e, in conclusione, reggendo la Bandiera Italiana, portando con orgoglio il proprio contributo al servizio del Paese.

Un momento di grande emozione che rende omaggio agli 80 anni della Repubblica Italiana e ai valori di servizio, solidarietà e dedizione che guidano ogni giorno l’impegno dei volontari.

Il CISOM, però, non è solo rappresentanza: è anche operatività. Durante la giornata, i volontari sono stati impegnati nell’assistenza sanitaria con un Posto Medico Avanzato e ambulanze di supporto, oltre a garantire il servizio in occasione del Concerto al Quirinale.


L’emozione di esserci

Per chi la vive, la Rivista del 2 giugno è molto più di una cerimonia.

Lo racconta Roberto – Gruppo Tuscia:

“Rappresentare l’Ordine di Malta è qualcosa di inspiegabile: una sensazione meravigliosa che mi riempie di gioia ogni volta. Sfilare tra la folla è un momento magico che ripaga ogni sacrificio.”

E poi c’è ciò che resta, oltre la formazione e il protocollo:

“Alla fine, dopo il rompete le righe, restano gli abbracci, i sorrisi, le urla e anche qualche lacrima. Questo è il mio 2 giugno.”

Il momento più vero: quello che non si vede

C’è un attimo che non compare nelle immagini ufficiali, ma che rappresenta l’essenza di questa esperienza.

Lo descrive Marinella – Gruppo Matese Alexis:

“Il momento più bello è quando rompiamo le righe: abbracci, lacrime, sorrisi, l’euforia di una squadra che ha segnato il gol della vittoria.”

Un’emozione silenziosa ma potentissima:

“Sono stati gli occhi dei volontari a farmelo capire. È lì che ho compreso davvero il senso di tutto.”


Un’esperienza che lascia il segno

Questa giornata è anche memoria, identità, percorso.

Un sentimento condiviso da Fabio – Gruppo Tuscia:

“Non avrei mai pensato di poter rivivere certe emozioni: oggi condividerle con altri volontari è qualcosa di indescrivibile.”

E un messaggio per chi partecipa per la prima volta:

“Godetevi ogni momento, anche quelli più duri: resteranno per tutta la vita.”

Oltre la rappresentanza: il servizio

Accanto alla sfilata, il CISOM continua a svolgere il proprio ruolo operativo: assistenza sanitaria, supporto alla popolazione, presenza nei grandi eventi.

Un impegno quotidiano, spesso lontano dai riflettori, ma fondamentale.


Il senso del 2 giugno

Nel giorno della Repubblica, i volontari portano in strada qualcosa di più di una divisa.

Portano una testimonianza concreta:
servire il Paese, insieme.

E proprio questo spirito, fatto di valori condivisi, fraternità e impegno, trova sintesi nelle parole di Paolo – Gruppo Vicenza:

“È sempre un’esperienza unica e indimenticabile, carica di valori e fraternità, in un momento che lega tutti gli italiani. CISOM e Corpo Militare, uniti in una compagnia di formazione, hanno evidenziato sotto la Croce Ottagona i principi e lo spirito di servizio del nostro Ordine.”

PPRD East 4 | Intervento di Marco Riccardo Rusconi al Kick-Off Meeting

Nel contesto del Kick-Off Meeting di PPRD East 4, tenutosi a Roma presso la Casa dei Cavalieri di Rodi, il Direttore di AICS Marco Riccardo Rusconi ha ribadito l’importanza di rafforzare il legame tra aiuto umanitario e protezione civile, sottolineando il ruolo della cooperazione internazionale nella costruzione di sistemi più resilienti e preparati ad affrontare crisi sempre più complesse.

Un intervento che si inserisce nella quarta fase del programma PPRD East 4, promosso e finanziato dall’Unione Europea.

Le ferite invisibili dell’emergenza: al congresso SIPEM il confronto internazionale sulla salute mentale nelle catastrofi

Roma. Le emergenze si raccontano quasi sempre attraverso immagini immediate: sirene, mezzi di soccorso, evacuazioni, persone tratte in salvo. Più difficile è raccontare ciò che non si vede.

Le conseguenze psicologiche di una catastrofe non compaiono nelle fotografie. Restano nelle comunità colpite, negli sfollati, nei sopravvissuti. E, non di rado, anche negli operatori chiamati a intervenire.

È intorno a questa dimensione meno visibile ma essenziale che si è sviluppato il convegno internazionale “Perspectives on MHPSS and Disaster Recovery: evidence from the EviMaPS research”, ospitato presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma, con la partecipazione di accademici, operatori dell’emergenza, organizzazioni umanitarie e specialisti del supporto psicosociale provenienti da diversi contesti nazionali e internazionali. Il CISOM è stato rappresentato dal dott. Pierluigi Policastro, Responsabile nazionale del Soccorso Psicologico.

La domanda che ha attraversato l’intera giornata è stata tanto semplice quanto complessa: come ci si prende cura delle persone dopo una catastrofe?

Lisa Gibbs, dell’Università di Melbourne e principal investigator del progetto EviMaPS, ha aperto i lavori presentando le evidenze della ricerca internazionale sul supporto alla salute mentale nei contesti post-disastro. Alessandra Talamo, della Sapienza Università di Roma, ha affrontato il tema dei traumi collettivi, mentre Junko Otani, dell’Università di Osaka, ha approfondito gli effetti delle emergenze sulla salute e sul benessere di donne e bambini.
Ma il convegno non è rimasto confinato alla dimensione accademica.
La tavola rotonda pomeridiana ha trasformato le riflessioni teoriche in domande concrete, quasi inevitabili.

Che cosa significa lavorare con una comunità dopo una catastrofe? Come cambia il supporto psicologico tra la fase acuta e il medio-lungo periodo?

Un interrogativo che richiama una verità spesso sottovalutata: l’emergenza non finisce con la conclusione del soccorso.

Altri interrogativi hanno riportato alla memoria eventi ancora vivi nel Paese.

Come cambia l’intervento psicologico quando le persone colpite vengono allontanate dal luogo del trauma? È il caso del terremoto dell’Aquila del 2009, evocato nel dibattito come esempio di comunità improvvisamente dislocate, costrette a ricostruire relazioni e riferimenti in contesti completamente diversi.

Lo sguardo si è poi allargato oltre i confini italiani.

Davide Caliandro, Protection and Safeguarding Specialist di CESVI, ha portato l’esperienza maturata in crisi internazionali complesse – Palestina, Ucraina, Sudan, Myanmar, Siria, Libia – dove il supporto psicosociale si intreccia con protezione, sicurezza e safeguarding, in scenari in cui vulnerabilità e trauma assumono forme multiple e simultanee.

Poi è arrivata forse la domanda più scomoda. O forse la più necessaria.

Chi si prende cura di chi soccorre?

La riflessione si è concentrata sull’esperienza maturata dagli psicologi dell’emergenza del CISOM a partire dal 2013 nei teatri del Canale di Sicilia e di Lampedusa, accanto agli operatori impegnati nelle operazioni di soccorso e assistenza.
Medici, infermieri, soccorritori, personale sanitario e operatori chiamati a confrontarsi con salvataggi complessi, pressione emotiva costante, esposizione ripetuta alla sofferenza e, talvolta, alla morte.

In questi contesti, il trauma non riguarda soltanto chi viene soccorso. Riguarda anche chi interviene.

Stress operativo, burnout, trauma vicario, affaticamento emotivo: dimensioni meno visibili, ma profondamente reali, che possono compromettere non solo il benessere individuale, ma anche la tenuta complessiva della risposta.

L’esperienza del CISOM ha mostrato come il supporto psicologico in emergenza non rappresenti un elemento accessorio, bensì una componente strutturale della preparedness e della capacità operativa.

Il dibattito ha toccato anche un nodo particolarmente italiano: quello del ruolo degli psicologi dell’emergenza nei sistemi di protezione civile, tra opportunità operative e complessità normative derivanti dall’articolazione tra competenze sanitarie e governance territoriale.
Accanto al CISOM hanno preso parte alla discussione Angelo Napoli (SIPEM SoS Lazio), Elena Zito (SIPEM SoS Marche), Anna Maria Rinaldi (SIPEM SoS Emilia-Romagna), in un confronto che ha restituito un’immagine articolata e concreta del supporto psicosociale nelle emergenze contemporanee.

A fine giornata, una consapevolezza sembrava accomunare tutti i presenti.
Le emergenze non lasciano soltanto macerie, lasciano conseguenze invisibili, silenziose, spesso durature e costruire sistemi di risposta realmente efficaci significa imparare a riconoscerle.

Si è concluso il 68° Pellegrinaggio Internazionale dell’Ordine di Malta a Lourdes

Giorni di preghiera, servizio e vicinanza ai più fragili nel segno di una presenza concreta accanto ai Signori Malati.

Si è concluso ieri a Lourdes il 68° Pellegrinaggio Internazionale dell’Ordine di Malta, che dal 1° al 5 maggio ha riunito circa 7.500 partecipanti provenienti da 44 Paesi, tra cui oltre 1.300 Signori Malati accompagnati da volontari, personale sanitario e membri dell’Ordine.

Anche il CISOM – Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta – ha preso parte al pellegrinaggio con i propri volontari, condividendo giornate di servizio, assistenza e vicinanza ai più fragili in uno dei momenti più significativi della vita spirituale e umanitaria dell’Ordine.

Nel corso delle celebrazioni al Santuario di Nostra Signora di Lourdes, tra processioni, liturgie e momenti di raccoglimento presso la Grotta di Massabielle, il pellegrinaggio ha rappresentato ancora una volta un’occasione di incontro, ascolto e condivisione. Guidato dal Gran Maestro Fra’ John T. Dunlap, l’appuntamento ha visto la partecipazione di delegazioni provenienti da tutto il mondo, rinnovando una tradizione iniziata nel 1958.

Accanto ai momenti ufficiali, il pellegrinaggio è stato caratterizzato dal dialogo diretto con i volontari e i Signori Malati, nel segno di quella prossimità concreta che da sempre contraddistingue la missione dell’Ordine di Malta e del CISOM.

In un tempo segnato da nuove fragilità e conflitti, Lourdes continua a rappresentare un luogo di speranza, accoglienza e servizio, dove fede e azione si incontrano quotidianamente attraverso l’impegno di migliaia di volontari.

La partecipazione del CISOM si inserisce nel più ampio impegno dell’Ordine di Malta a favore delle persone più vulnerabili, attraverso attività sanitarie, sociali e di assistenza portate avanti ogni giorno in Italia e nel mondo.

San Felice d’Ocre, il segno della memoria

Il CISOM ricorda il terremoto dell’Aquila e il servizio agli sfollati

San Felice d’Ocre – C’è un momento, nelle emergenze, che non finisce quando si spengono le luci dei riflettori. Resta nelle mani che hanno lavorato, nelle tende che hanno accolto, nelle storie che continuano a vivere nei luoghi. È a questo tempo lungo della memoria che il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta ha voluto rendere omaggio, con una cerimonia semplice e intensa, nel cuore di uno dei territori che più hanno segnato la risposta al terremoto del 6 aprile 2009.

Nel piccolo centro di San Felice d’Ocre, dove per mesi si è organizzata una parte fondamentale dell’assistenza alla popolazione in stato di necessità, è stato inaugurato un monumento dedicato al lavoro svolto dal CISOM durante quei giorni e nelle settimane successive. Un gesto sobrio, ma carico di significato: non solo un ricordo, ma una testimonianza concreta di ciò che significa esserci, quando tutto crolla.

Attorno al monumento – scolpito con i simboli dell’Ordine di Malta e del territorio – si sono raccolti volontari, autorità e cittadini. Tra loro, insieme al Sindaco, il Presidente Benedetto Barberini, il Direttore Nazionale Luigi Di Iorio, e una figura che rappresenta un ponte tra istituzioni e operatività, Mauro Casinghini l’ex Direttore Nazionale del CISOM e già Direttore della Protezione Civile della Regione Abruzzo. Presenze che raccontano una storia condivisa, fatta di coordinamento, responsabilità e capacità di risposta.

L’intervento: dalle prime ore all’organizzazione dei campi

La memoria torna a quella notte di aprile. Alla scossa, al buio, alla polvere. E subito dopo, alla macchina dei soccorsi che si attiva.

Il CISOM arriva nelle prime ore, in stretto coordinamento con il Dipartimento della Protezione Civile e all’interno del sistema nazionale di risposta alle emergenze. È un lavoro silenzioso ma strutturato, che si inserisce nella più ampia architettura della Protezione Civile italiana, fatta di uomini, mezzi, procedure e responsabilità condivise.

In poche ore, volontari provenienti dall’Abruzzo e dalle regioni limitrofe si mettono in movimento. A Poggio di Roio e a San Felice d’Ocre, vengono gestiti due campi, (a San Felice accoglieva oltre 270 persone). Due punti che diventano rapidamente luoghi di vita, non solo di emergenza.

Non si tratta soltanto di montare tende. È costruire un sistema: accoglienza, assistenza sanitaria, distribuzione dei pasti, supporto quotidiano a centinaia di persone che hanno perso tutto.

I presidi medici avanzati operano senza sosta. Più di 150 interventi di pronto soccorso nei primi giorni. I pasti distribuiti aumentano rapidamente: da qualche centinaio al giorno fino a oltre 2.000. Numeri che raccontano una macchina operativa capace di adattarsi, crescere, reggere.

E poi c’è il lavoro meno visibile: l’ascolto, la presenza, la continuità.

San Felice d’Ocre: il tempo lungo dell’assistenza

San Felice d’Ocre rappresenta la necessità di un impatto immediato e il simbolo della continuità. Qui il CISOM resta. Qui gestisce il campo per tutta la durata dello stato di emergenza, su incarico della Protezione Civile.

Per la popolazione i giorni diventano settimane. Le settimane diventano mesi. È in questo tempo che si costruisce qualcosa di più della risposta operativa: si costruisce una relazione con la comunità. Si conoscono i volti, le storie, le fragilità. Si impara a trasformare un campo in un luogo abitabile, dignitoso, umano.

La Direzione nazionale del CISOM coordina le operazioni sul posto, insieme al Nucleo di valutazione e pronto impiego e ai responsabili territoriali. È un lavoro di squadra, dove ogni livello – locale, regionale e nazionale – contribuisce a tenere insieme l’intervento.

Il monumento: un segno che resta

Oggi quel lavoro prende forma in un monumento. Bianco, essenziale, inciso con una frase che richiama lo spirito del servizio: accorrere, aiutare, senza esitazione. Non è un punto di arrivo. È piuttosto un punto fermo che accomuna cittadini e volontari, ricordando che il sistema di gestione delle emergenze si basa sul continuo aiuto reciproco.

Durante la cerimonia, le parole si alternano ai silenzi. Il Sistema di Protezione Civile resta il riferimento di quell’azione corale che ha permesso di affrontare una delle emergenze più complesse della storia recente del Paese. È in quel quadro che il CISOM ha operato, e continua a operare: come parte di un servizio integrato, non come attore isolato.

Oltre la memoria

Alla fine, resta un’immagine: il gruppo di volontari in uniforme, le autorità, i cittadini. Tutti insieme davanti al monumento. Non per celebrare, ma per ricordare.

Perché la memoria, qui, non è un esercizio del passato. È una responsabilità.

E il CISOM, a San Felice d’Ocre, ha voluto dire questo: che esserci non finisce con l’emergenza. Che il soccorso non è solo un intervento, ma un legame. Che anche dopo anni, si può tornare e trovare ancora un senso in quello che è stato fatto.

E forse, proprio da qui, ricordare che si deve sempre ripartire.

Foto di Laura Sarni e Gabriele Tosi

Dove l’acqua si ritira, restano le persone

Il racconto di Franco, volontario CISOM impegnato nella missione in Mozambico con Malteser International

Ci sono esperienze che segnano un percorso, altre che lo definiscono. Per Franco, volontario del CISOM da oltre quarant’anni – prima di fatto, poi “ufficialmente” dal momento in cui il suo passato militare gliel’ha permesso – la missione in Mozambico, al fianco di Malteser International, è una di quelle che lasciano un segno profondo.

È partito “quasi per caso”, come piace dire a lui quando parla dei capitoli più importanti della sua vita. Ma la verità è che dietro quel “caso” c’è una storia lunga fatta di competenze, disciplina, passione, desiderio di mettersi a disposizione.
Una storia iniziata anni fa, passeggiando per le strade di Bologna, quando incontrò per la prima volta una divisa del CISOM e ne rimase affascinato. Da allora non ha più smesso di servire.

Un viaggio che inizia da lontano

Quando Malteser International ha attivato il pool di esperti per far fronte alle devastanti inondazioni in Mozambico, Franco era tra i primi della lista.
Nonostante in passato la sua candidatura fosse stata respinta per “troppa esperienza”, è proprio quella stessa esperienza – maturata tra missioni, emergenze, sala operativa, elicotteri e anni di formazione – ad averlo portato lì, in quel team internazionale disposto a partire in 72 ore.

Sono partito il 18 febbraio e sono rientrato il 1° marzo”, racconta. “Avevamo dieci giorni per portare un contributo vero”.

E quel contributo non si è fatto attendere.

Il viaggio verso l’emergenza

All’arrivo nella capitale, Maputo, la situazione appare quasi ordinaria.
“Per due giorni non sembrava di essere in un Paese colpito da un’emergenza”, ricorda.
Poi la strada cambia. Le vie si interrompono, si restringono, scompaiono sotto l’acqua; i tempi di percorrenza si dilatano. Le capanne sono ancora allagate, le tende dell’ONU disseminate lungo chilometri.

La destinazione è un ospedale regionale a circa 200 km dalla capitale. Un ospedale che serve un intero distretto, messo in ginocchio dall’alluvione.

E lì, finalmente, la missione assume un volto concreto.

Cosa serviva davvero: acqua, igiene, prevenzione

Il team aveva un compito preciso:
🔹 Ripristinare la qualità dell’acqua e renderla potabile
🔹 Rafforzare le misure igienico-sanitarie per prevenire focolai, in particolare di colera
🔹 Formare il personale sanitario sulle procedure IPC (Infection Prevention and Control)
🔹 Fornire materiali essenziali e soluzioni rapide per migliorare l’operatività dell’ospedale
🔹 Analizzare la gestione dei rifiuti sanitari e proporre interventi immediati

“Il pozzo dell’ospedale era ancora quello installato quarant’anni fa. La struttura aveva la ruggine… era in piedi per miracolo”, racconta Franco.
In quelle condizioni, anche gesti semplici diventano fondamentali.

Quando la creatività diventa sopravvivenza

Lontano dai grandi mezzi internazionali, molto spesso i risultati nascono dall’ingegno.
Il team si è recato nei mercatini locali, ha cercato pezzi, materiali, ferramenta.

“Ci siamo inventati stazioni di lavaggio per le mani partendo dai lavabi da cucina.
Abbiamo chiesto a un fabbro di costruirci la struttura.
Poi abbiamo aggiunto serbatoi da 50 litri e sapone.”

Una soluzione semplice, replicabile, efficace.
Tanto efficace che altri campi umanitari l’hanno copiata nei giorni successivi.

Qual è stato il momento più emozionante?

“Dopo le quattro ore di formazione IPC, il personale sanitario si è messo a cantare per noi.
Era un canto tradizionale di ringraziamento. Non lo dimenticherò mai.”

Cosa l’ha colpita delle persone incontrate?

“Lo scetticismo iniziale si trasformava in sorrisi.
Passavi da essere ‘lo straniero che monta qualcosa’ a ‘quello che sta aiutando noi’.
È una cosa che ti resta.”

Ci sono stati episodi che raccontano la solidarietà locale?

“Sì. Il fabbro che ci ha costruito le strutture, quando ha capito a cosa servivano, ha detto:
‘Questa ve la regalo, perché è per il mio popolo’.
Sono gesti che fanno riflettere.”


Cosa resta dopo una missione così

Imparo sempre qualcosa”, dice Franco quasi in conclusione.
“Ogni situazione, anche la più difficile, ti restituisce qualcosa.
Ti arricchisce come persona, come volontario e come professionista.”

È un tema ricorrente nel suo racconto:
servire gli altri non è mai un gesto a senso unico.

“Ti porti a casa la carica per continuare, per superare anche quelle difficoltà quotidiane che sembrano grandi ma, in realtà, non sono nulla rispetto a ciò che vivono le persone che incontriamo.”

Per lui – e per tanti volontari come lui – è questo il cuore del servizio.

Foto dell’articolo: © Malteser International

Il CISOM alla 32ª Conferenza Internazionale degli Ospedalieri dell’Ordine di Malta a Colonia

Tra giovedì e sabato scorsi, il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (CISOM) ha partecipato alla 32ª Conferenza Internazionale degli Ospedalieri, che si è svolta quest’anno a Colonia, in Germania.

A rappresentare il Corpo è stato il Vicedirettore Fabrizio Celestini, in un appuntamento annuale di grande rilevanza che riunisce i responsabili delle attività umanitarie dell’Ordine di Malta provenienti da tutto il mondo. Un momento di confronto strategico che rafforza il coordinamento di una rete globale composta da oltre 13.500 membri, 60.000 dipendenti e 100.000 volontari.

La partecipazione del CISOM alla Conferenza ha rappresentato un’importante occasione per consolidare il proprio impegno a livello internazionale e contribuire attivamente al dialogo tra le diverse realtà operative dell’Ordine.

Nel corso dei lavori, sono stati affrontati diversi temi chiave:

  • il rafforzamento della collaborazione internazionale, attraverso la condivisione di esperienze, prospettive e priorità strategiche;
  • lo sviluppo di procedure comuni per la gestione delle crisi, con particolare attenzione a contesti altamente sensibili come Gaza e Ucraina;
  • il confronto su standard etici e operativi, in continuità con i valori che da sempre guidano l’azione dell’Ordine.

Al centro della riflessione, anche il richiamo alla dimensione spirituale e ai principi fondanti che orientano l’impegno quotidiano dell’Ordine di Malta: Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum, la difesa della fede e il servizio ai poveri.

Un’identità che continua a tradursi in azioni concrete, nei diversi contesti di intervento, anche quelli più complessi e fragili.

Il CISOM rientra da questa esperienza con nuove idee, relazioni rafforzate e una rinnovata determinazione a trasformare quanto emerso durante la Conferenza in un impegno ancora più incisivo sul campo.

Un percorso che conferma il valore della dimensione internazionale come leva fondamentale per rispondere in modo efficace alle sfide umanitarie contemporanee.

Foto dell’articolo: © Malteser International

Missione in Moldavia – Avviato il percorso operativo del progetto PPRD East 4

Si è conclusa in Moldavia la prima Technical Advisory Mission del progetto PPRD East 4, un passaggio strategico che segna l’avvio concreto delle attività nel Paese. Alla missione ha partecipato un team internazionale composto da Fondazione CIMA (Davide Miozzo, Sabrina Meninno), CISOM (Laura Dolce, Camilla Gino, Lorenzo S. Massucchielli) e dal Ministero dell’Interno della Repubblica Slovacca (Juraj Jurdik, Pavol Dubaj).

Un confronto diretto con le istituzioni moldave

L’obiettivo della missione è stato quello di instaurare un dialogo operativo con il General Inspectorate for Emergency Situations (GIES) e con gli attori chiave del sistema di protezione civile moldavo, così da costruire una base solida per tutte le attività future del programma.

Durante la visita, la delegazione ha potuto esplorare il Centro Repubblicano di Addestramento del GIES, analizzando strutture, capacità formative e livello di preparazione operativa del personale. Un confronto che ha permesso di individuare opportunità concrete di rafforzamento e nuove aree di collaborazione.

Risultati raggiunti

La missione ha prodotto diversi avanzamenti significativi, a partire dall’individuazione di una nuova area pilota: la contea di Hîncești, che si aggiungerà a Soroca nello sviluppo delle attività territoriali previste dal progetto. Parallelamente, sono state definite le prossime tappe operative, che includono un corso in Italia, previsto per ottobre 2026, dedicato all’organizzazione delle Full Scale Exercises, e una Table Top Exercise programmata in Moldavia nei primi mesi del 2027.

Un ulteriore risultato rilevante è stato la mappatura degli stakeholder strategici, tra cui il nuovo Crisis Management Centre, il GIES, la EU Partnership Mission, la Croce Rossa Moldava e altre istituzioni di rilievo, elemento essenziale per costruire un ecosistema coordinato e pienamente integrato nelle attività progettuali.

Un dialogo costante ad alto livello

Nei cinque giorni di missione si sono svolti tre incontri di alto livello con il Capo del GIES, Aurel Baciu. Questi momenti hanno permesso di allineare visioni, definire una governance condivisa del programma e consolidare un clima di collaborazione estremamente positivo.

A supporto delle attività, è stata determinante la presenza continua del Liaison Officer con lo EUCPM, Sergiu Puiu, che ha facilitato interlocuzioni e connessioni istituzionali, contribuendo a rafforzare l’impegno del GIES nei confronti del progetto.

Il ruolo del CISOM

Per il CISOM, la missione ha rappresentato un passaggio di grande rilievo. Nel corso degli incontri sono stati forniti contributi tecnici allo sviluppo della nuova normativa moldava sulla gestione delle crisi ed emergenze, un ambito particolarmente strategico per il rafforzamento del sistema nazionale di protezione civile. Parallelamente, sono stati avviati momenti di coordinamento con i principali donor internazionali presenti nel Paese – tra cui DEMA, BKK, UNDP, World Bank ed EU Partnership Mission – per garantire coerenza, complementarità e una visione condivisa delle attività in corso.

La missione ha inoltre permesso di instaurare un dialogo operativo con Polish Solidarity, impegnata nel supporto alla legislazione sul volontariato. L’obiettivo è quello di contribuire alla definizione di standard minimi condivisi per le organizzazioni di volontariato di protezione civile, elemento essenziale per un sistema più strutturato ed efficace.


Un primo passo verso un sistema più resiliente

Questa missione segna l’inizio di un percorso strutturato che punta a rafforzare il sistema moldavo di protezione civile, rendendolo più integrato, resiliente e pienamente allineato agli standard europei. Il CISOM continuerà a contribuire con competenze, presenza sul campo e supporto tecnico, consolidando il suo ruolo nei programmi di cooperazione internazionale.

CISOM all’Udienza Generale del Santo Padre: una testimonianza di fede, servizio e comunità

Il 18 marzo 2026, il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta ha preso parte all’Udienza Generale presieduta da Papa Leone XIV in Piazza San Pietro, un appuntamento particolarmente significativo per migliaia di fedeli provenienti da ogni parte del mondo.


La nostra presenza è stata quest’anno ancora più speciale: 300 volontari CISOM hanno partecipato alla giornata, molti dei quali hanno viaggiato tutta la notte pur di essere presenti, animati dallo spirito di servizio che caratterizza il nostro Corpo. La loro partecipazione è stata una testimonianza concreta di dedizione, unità e disponibilità verso la Chiesa e verso la missione che quotidianamente portiamo avanti.

Le parole del Santo Padre: un richiamo alla missione condivisa

Nel suo intervento, Papa Leone XIV ha proseguito il ciclo di catechesi dedicato ai Documenti del Concilio Vaticano II, soffermandosi sul capitolo della Lumen gentium relativo alla Chiesa come “popolo sacerdotale e profetico”.

Tra i passaggi più significativi, il Pontefice ha ricordato che:

“Il popolo messianico riceve da Cristo la partecipazione all’opera sacerdotale, profetica e regale in cui si attua la sua missione salvifica.”

Ha inoltre richiamato il valore di una Chiesa composta da laici prima ancora che da ministri ordinati, citando anche il pensiero di Papa Francesco:

“Guardare al popolo di Dio è ricordare che tutti facciamo il nostro ingresso nella Chiesa come laici. Il primo Sacramento, quello che suggella per sempre la nostra identità, è il Battesimo.”

Parole che risuonano profondamente nella missione del CISOM, dove la gratitudine, il servizio e la testimonianza sono parte integrante della nostra identità operativa e spirituale.

Il contributo del CISOM valorizzato anche da Radio Vaticana

Nella stessa giornata, Luigi Di Iorio, Direttore Nazionale del CISOM, è stato ospite dello speciale Radio Vaticana con Voi dedicato proprio all’Udienza Generale. Durante la trasmissione ha potuto condividere l’impegno del Corpo, raccontando l’importanza della presenza dei nostri volontari e il valore della loro dedizione, soprattutto in una giornata che celebra la comunione e il senso pieno del servizio cristiano.

La partecipazione del Direttore in un contesto così autorevole rappresenta un riconoscimento importante del ruolo del CISOM nella realtà ecclesiale e sociale italiana.

Il cuore dell’Udienza: i volontari

La forza del CISOM sono le persone, e l’Udienza del 18 marzo ne è stata una prova evidente.

I nostri 300 volontari, arrivati da tutta Italia e spesso dopo lunghi viaggi notturni, hanno rappresentato il volto vivo e autentico del Corpo: un gruppo unito, motivato, formato e pronto a portare il proprio contributo nei momenti più significativi per la Chiesa e per la comunità.

La loro presenza ha testimoniato ancora una volta un impegno che non conosce orari, distanze o difficoltà. È la stessa logica del “servire per salvare” che guida il nostro operato su tutto il territorio nazionale.

Una giornata di fede che rafforza la nostra missione

L’Udienza Generale del 18 marzo è stata per il CISOM un momento di incontro, comunione e riflessione. Le parole del Santo Padre e la partecipazione dei nostri volontari ci ricordano che il servizio di carità, fondamento del nostro carisma, non è solo un’azione operativa, ma una vocazione da vivere con responsabilità e testimonianza quotidiana.

Continueremo a camminare nella direzione indicata: con spirito cristiano, professionalità e dedizione, portando la nostra opera dove è più necessaria.

Costa d’Avorio, lo sviluppo della protezione civile del futuro

La missione del CISOM tra caserme, fiumi e ponti: l’inizio di un percorso di preparazione e cooperazione civile-militari

Abidjan non si svela subito. È una città che appare a frammenti: un’autostrada liscia come vetro che corre tra cantieri e palme, torri nuove accanto a quartieri di lamiera, il traffico caldo dell’Africa occidentale che vibra sotto il sole.

È qui, tra la laguna Ébrié e l’oceano, che prende forma una delle collaborazioni più promettenti tra il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta e la Protezione Civile della Costa d’Avorio – ONPC.

Nel febbraio 2026, il Vice Direttore del CISOM, Fabrizio Celestini, ha svolto una missione istituzionale che segna l’avvio operativo di un progetto di formazione destinato a rafforzare le capacità di risposta alle emergenze idrologiche del Paese. Tre giorni di incontri – Ministero dell’Interno, ONPC, Ambasciata dell’Ordine di Malta, Vigili del Fuoco francesi – sopralluoghi e dialoghi operativi che raccontano molto più di un semplice programma didattico: raccontano un sistema di protezione civile in piena trasformazione.

L’attività, voluta e supportata dall’Ambasciata dell’Ordine di Malta a Abidjan è in coordinamento con il Ministero dell’Interno francese.


La protezione civile che cresce

La Costa d’Avorio sta vivendo una fase di espansione senza precedenti nel settore della gestione delle emergenze. Entro il 2028, il piano nazionale sostenuto dalla Banca Mondiale prevede 110 caserme e circa 6000 vigili del fuoco civilidistribuiti sul territorio. Ma la crescita quantitativa non basta.

Servono procedure comuni, interoperabilità, capacità operative condivise.

È proprio in questo spazio – tra strutture che nascono e competenze da costruire – che si inserisce l’azione del CISOM.

La missione ha confermato una realtà in forte rilancio. Un sistema distribuito tra pompieri civili e militari, con catene gerarchiche differenti e coordinamento da testare in esercitazioni congiunte, ma nei colloqui istituzionali con il Ministro dell’Interno e il Direttore Generale della Protezione Civile ivoriana, è emerso un sostegno politico netto: la cooperazione con l’Ordine di Malta è considerata strategica e destinata a crescere.


N’Zianouan, la caserma sul fiume

A un’ora e mezza da Abidjan, lungo una moderna autostrada, la missione raggiunge N’Zianouan. Qui, tra il verde fitto e l’ansa di un fiume che cambia volto con le stagioni, sorge la caserma destinata a diventare base operativa della formazione pratica.
Durante la stagione secca il fiume si ritira fino a scoprire rocce e sabbia; nelle piogge, invece, cresce improvvisamente e trascina con sé vite e oggetti della quotidianità. Le donne scendono a lavare i panni, i bambini giocano sull’acqua: gli incidenti sono frequenti.

La struttura è ampia, logisticamente adeguata per attività di scambio di competenze e rafforzamento delle capacità, tra cui esercitazioni di soccorso in ambiente alluvionale.

Tre corsi per costruire capacità

Il programma di cooperazione prevede tre moduli formativi integrati, destinati a personale civile e militare:

  • gestione delle inondazioni e funzionamento della sala operativa
  • valutazione rapida dei bisogni post-disastro (ENA o Emergency Needs Assessment)
  • soccorso fluviale e tecniche verticali con corda

L’obiettivo non è solo addestrare operatori, ma creare procedure comuni ONPC–GSPM e una cultura operativa condivisa.

Nella fase pratica, gli scenari sono concreti e locali: recupero di persone isolate sugli alberi o sui tetti durante le piene, evacuazioni con barella da ponti, trasferimento sanitario verso l’ospedale dell’Ordine di Malta a Bodo.

Formazione e realtà, senza distanza

Una collaborazione che guarda lontano

La missione ha consolidato un rapporto che va oltre il singolo progetto.

Le autorità ivoriane hanno espresso interesse per sviluppi futuri: dalla creazione di un corpo ausiliario di volontari di protezione civile alla possibile nascita di capacità costiere e fluviali oggi assenti. In un Paese di oltre 30 milioni di abitanti, in rapida urbanizzazione e sempre più esposto a rischi idrologici, la costruzione di capacità locali non è solo cooperazione tecnica: è stabilità, sicurezza, resilienza.

La protezione civile, in fondo, nasce sempre così – in un luogo concreto, davanti a un bisogno reale, con persone provenienti da settori differenti, che decidono di voler condividere e operare insieme.

Albania e Ordine di Malta: firmato Memorandum d’Intesa nel settore della protezione civile. Un mandato al CISOM per la cooperazione operativa.

Dal 10 al 12 febbraio 2026, il Grande Ospedaliere dell’Ordine, Josef D. Blotz, ha visitato Tirana, accompagnato dall’Ambasciatore dell’Ordine in Albania, Stefano Palumbo. Nel corso della visita è stato firmato un Memorandum d’Intesa tra l’Ordine di Malta e la Repubblica di Albania, formalizzato insieme al Ministro della Difesa albanese, Pirro Vengu. 

L’accordo prevede una cooperazione pratica nei seguenti ambiti: 

  • risposta alle emergenze 
  • operazioni di ricerca e soccorso 
  • supporto medico nelle situazioni di crisi 
  • attività di addestramento congiunto nel campo della protezione civile 
  • formazione sanitaria civile e militare, con particolare attenzione alla medicina d’emergenza–urgenza 

In questo quadro, il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta è parte attiva del comitato di gestione e attuazione dell’accordo. 

Un impegno che nasce da una storia di cooperazione 

La relazione tra Italia e Albania è una storia di vicinanza e solidarietà che attraversa i decenni, rafforzata nei momenti di maggiore difficoltà. 

Il Corpo ha già operato in Albania in occasione del terremoto del 2019, intervenendo a sostegno della popolazione colpita. Un’esperienza che ha confermato l’importanza di una collaborazione strutturata, capace di integrare competenze sanitarie, organizzative e di protezione civile. 

Il nuovo Memorandum consolida questo percorso e apre a una cooperazione sistemica e continuativa, fondata su: 

  • preparazione e prevenzione 
  • formazione condivisa 
  • scambio di competenze tecniche 
  • coordinamento nelle emergenze 

Il ruolo del CISOM: costruire capacità e competenze, non solo intervenire 

Per il CISOM, questo mandato rappresenta un passo significativo nel rafforzamento della cooperazione internazionale in ambito di protezione civile. 

La nostra esperienza, maturata in Italia al fianco delle Istituzioni e nelle emergenze internazionali, ci consente di contribuire non solo alla risposta immediata alle crisi, ma soprattutto alla costruzione di capacità operative condivise. 

Formazione, addestramento congiunto, pianificazione e interoperabilità sono gli strumenti attraverso cui trasformare la solidarietà in preparazione concreta. 

Continuiamo a costruire ponti tra Paesi amici. Continuiamo a essere dove c’è bisogno. 

Ucraina, quattro anni dopo: la guerra lunga e silenziosa delle persone fragili

Dalle frontiere dell’esodo al rafforzamento della protezione civile: l’impegno continuo del CISOM accanto alla popolazione ucraina

Kyiv, inverno 2026.

La neve cade lenta sui quartieri bui, senza energia elettrica e riscaldamento con temperature proibitive. Nelle strade della capitale la vita continua, ostinata. I tram passano, i negozi aprono, i bambini entrano a scuola. Ma basta allontanarsi di qualche centinaio di chilometri verso est o sud perché la guerra torni a mostrarsi senza filtri: villaggi svuotati, infrastrutture distrutte, anziani rimasti soli nelle case danneggiate, famiglie che vivono tra uno sfollamento e l’altro.

Quattro anni dopo l’escalation del conflitto su larga scala, l’Ucraina resta una delle crisi umanitarie più vaste e complesse d’Europa. Secondo il Humanitarian Needs and Response Plan 2026 delle Nazioni Unite, 10,8 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, tra cui circa un milione nei territori attualmente occupati. Oltre 3,6 milioni sono sfollati interni e quasi 7 milioni hanno lasciato il Paese.

Non è più soltanto un’emergenza acuta. È una crisi protratta, stratificata, che impatta sempre più sulla popolazione, e in modo dirompente sui più vulnerabili e fragili.

La geografia della vulnerabilità

La guerra ha ridisegnato la mappa umana del Paese. Oltre 3 milioni di persone vivono nelle aree di prima linea, dove i servizi essenziali sono collassati e i rischi di protezione sono estremi. Qui restano soprattutto anziani, persone con disabilità, famiglie che non hanno mezzi per spostarsi.

Nel 2026 si prevede che oltre 500.000 persone possano essere nuovamente sfollate o evacuate, e si stima che 2,7 milioni potrebbero essere coinvolte in attacchi durante l’anno. La risposta umanitaria deve spesso intervenire entro 72 ore da bombardamenti o distruzioni su larga scala, quando le capacità locali vengono travolte.

Il profilo delle persone colpite racconta più di ogni cifra:

55% donne, 26% anziani, 16% persone con disabilità.

In ambito umanitario si parla ormai di una crisi in cui l’emergenza immediata convive con bisogni di medio-lungo periodo: continuità dei servizi sanitari, protezione sociale, ricostruzione delle reti comunitarie, rafforzamento delle istituzioni locali.

È in questo spazio sottile tra soccorso e resilienza che si inserisce l’azione del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta.

Sulle rotte dell’esodo: il CISOM alle frontiere della guerra

Quando nel febbraio 2022 centinaia di migliaia di persone hanno iniziato a lasciare l’Ucraina, una delle prime immagini della crisi sono state le file interminabili alle frontiere orientali dell’Unione Europea.

A Siret, al confine tra Ucraina e Romania, il CISOM ha operato fin dalle prime settimane accanto alle strutture dell’Ordine di Malta e alle autorità locali, fornendo assistenza sanitaria, supporto logistico e aiuto immediato alle persone in fuga. Donne con bambini, anziani soli, malati cronici: la geografia della vulnerabilità si presentava lì, metro dopo metro, lungo i corridoi dell’esodo.

L’intervento si è poi esteso alla rete di accoglienza dell’Ordine di Malta in Europa orientale in un sistema di solidarietà che ha accompagnato gli sfollati dall’uscita dal Paese fino ai luoghi di accoglienza e cura.

È stata una presenza discreta, coerente con i principi dell’azione umanitaria e di carità:
neutralità, imparzialità, prossimità alla persona in stato di necessità.

Dall’assistenza alla capacità: la nuova fase della crisi

Oggi, quattro anni dopo, la crisi ucraina entra in una fase diversa. La popolazione continua ad aver bisogno di assistenza diretta, ma diventa sempre più centrale rafforzare le capacità del Paese di prevenire, prepararsi e rispondere alle emergenze in un contesto di conflitto prolungato.

Le priorità umanitarie del 2026 – risposta nelle aree di prima linea, gestione degli sfollamenti, intervento rapido post-attacco, protezione delle persone vulnerabili – richiedono sistemi di protezione civile resilienti, interoperabili con gli standard europei, capaci di operare sotto pressione costante.

È qui che si colloca la nuova dimensione dell’impegno CISOM.

PPRD East 4: al fianco della protezione civile ucraina

Attraverso il programma europeo PPRD East 4 (Prevention, Preparedness and Response to Natural and Man-made Disasters in the Eastern Partnership), il CISOM affianca lo State Emergency Service of Ukraine (SESU) nel rafforzamento delle capacità di protezione civile del Paese.

Non si tratta più soltanto di portare aiuto. Si tratta di contribuire a rendere più forte chi l’aiuto deve garantirlo ogni giorno alla propria popolazione.

Le attività previste comprendono:

  • scambio di expertise e buone pratiche europee
  • sviluppo di procedure e modelli di risposta
  • formazione e capacity building degli operatori
  • integrazione tra protezione civile e sistemi umanitari
  • rafforzamento della preparazione a crisi e ad eventi multi-rischio

In un contesto in cui gli attacchi possono colpire infrastrutture civili, reti energetiche o servizi sanitari, la protezione civile diventa un pilastro della resilienza nazionale e della protezione delle persone vulnerabili.

Restare: la scelta umanitaria

Nelle crisi lunghe, la sfida più grande non è arrivare. È restare.

Restare quando l’attenzione internazionale diminuisce, quando i bisogni diventano meno visibili, quando l’emergenza si trasforma in normalità fragile.

In Ucraina, il CISOM continua a operare accanto alla popolazione e alle istituzioni, in continuità con la propria missione: servire la persona in stato di necessità, in ausiliarietà alle autorità, con flessibilità rispetto ai bisogni del territorio.

Dalle frontiere dell’esodo alle aule di formazione della protezione civile, dai centri di accoglienza europei alle città ucraine sotto minaccia, il filo dell’azione resta lo stesso: la prossimità umanitaria.

Perché, nei conflitti lunghi, la protezione non è solo un intervento. È una presenza che non si interrompe.

Festa di Sant’Agata 2026: sicurezza e assistenza sanitaria durante i giorni di celebrazione

CISOM, Corpo Militare dell’Ordine di Malta e Italian Help System insieme per la sicurezza dei fedeli

Cinque giorni intensi di devozione, partecipazione e grande afflusso di fedeli hanno visto il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta impegnato in prima linea in occasione della Festa di Sant’Agata 2026 a Catania.

In un contesto tra i più complessi e partecipati al mondo, i volontari del CISOM hanno garantito un presidio sanitario continuativo all’interno della Cattedrale di Sant’Agata e, per la prima volta, anche presso la chiesa di Sant’Agata La Vetere, assicurando assistenza e tutela della salute alle migliaia di persone accorse per rendere omaggio alla Santa Patrona.

La Festa di Sant’Agata rappresenta uno degli eventi religiosi più partecipati a livello globale ed è attualmente candidata a diventare Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Un percorso avviato nel giugno 2025 grazie alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra il Comune, l’Arcivescovado e l’Università di Catania, con l’obiettivo di valorizzare il profondo significato storico, sociale e spirituale della celebrazione. Il 2026 assume inoltre un valore simbolico particolare, segnando i 900 anni dalla traslazione delle reliquie della Santa da Costantinopoli.

Il servizio del CISOM
L’attività di primo soccorso è stata svolta in stretta sinergia con i volontari di Italian Help System for Life ODV e con la significativa presenza del Corpo Militare dell’Ordine di Malta, a conferma di una collaborazione sempre più strutturata tra le diverse realtà impegnate nel sistema di Protezione Civile.

Le squadre di soccorritori, composte congiuntamente, sono intervenute in numerose occasioni con competenza, tempestività e grande attenzione alla dimensione umana dell’assistenza, trasformando ogni intervento in un gesto concreto di vicinanza alla comunità.

A coordinare le operazioni per il Gruppo CISOM di Catania sono stati la Capogruppo e Caporaggruppamento Sicilia Rosa Leonardi, il Vice Capogruppo Donato Di Devozione, Gaetano D’Arrigo, il Responsabile sanitario di gruppo Maurizio D’Amelio e la Segretaria e Responsabile degli infermieri Agata Cannavò, affiancati dal Prof. Paolo Murabito, Direttore di Anestesia e Rianimazione dell’AO Policlinico/San Marco di Catania e Responsabile sanitario del Raggruppamento Sicilia.

Fondamentale il contributo di una squadra composta da circa 20 medici e infermieri e del Gruppo CISOM di Catania, supportato dai gruppi del Raggruppamento Sicilia – Caltanissetta, Gela, Messina e Ragusa – e dai gruppi di Conversano, Foggia-Lucera, Matera e Milano, giunti in Sicilia per affiancare i colleghi e partecipare all’operatività di uno degli eventi religiosi più rilevanti per affluenza e durata.

Per il terzo anno consecutivo è stata inoltre presente la Direzione Nazionale del CISOM, insieme al Gran Priore di Napoli e Sicilia Fra’ Nicolò Custoza de Cattani e al Commissario Gran Priorale della Delegazione di Venezia dott. Luigi Fabio Pagani Cesa.

Un sistema organizzato e coordinato

L’impegno messo in campo è stato significativo: circa 100 volontari, organizzati in squadre operative dislocate nei punti nevralgici della Cattedrale, hanno garantito un presidio sanitario costante e capillare.

Il dispositivo ha previsto un coordinamento CISOM in collegamento radio continuo con le squadre, il Centro Operativo Comunale e la centrale operativa del 118, due postazioni mediche all’interno delle navate, quattro squadre operative distribuite in base ai flussi dei fedeli e una squadra logistica a supporto delle attività sanitarie.

Determinante il contributo del sistema di comunicazione radio, realizzato anche grazie alla collaborazione con l’associazione Telegrafo Vecchio, che ha consentito una gestione tempestiva ed efficace degli interventi e degli spostamenti delle squadre.

Un impegno condiviso per il bene comune

L’intervento, pienamente in linea con la pianificazione prevista per un evento di tale portata, ha garantito elevati standard di sicurezza per i fedeli e ha confermato la volontà del CISOM, dell’Italian Help System e del Corpo Militare dell’Ordine di Malta di proseguire il percorso di collaborazione anche in future iniziative.

L’esperienza catanese ha dimostrato ancora una volta come l’integrazione tra competenze, professionalità e spirito di servizio rappresenti un elemento fondamentale per affrontare contesti operativi complessi e ad alta partecipazione.

“Un impegno – sottolinea Rosa Leonardi – che nasce da una pianificazione condivisa e da un coordinamento costante con l’Assistente Spirituale del gruppo, Monsignor Barbaro Scionti, e con i responsabili della sicurezza della Cattedrale. Anche quest’anno il risultato è stato significativo: una riduzione delle situazioni critiche in un contesto operativo particolarmente impegnativo, grazie alla perfetta sinergia con tutti gli attori del sistema di Protezione Civile. Un ringraziamento speciale va ai nostri nuovi volontari: medici, soccorritori, logisti e militari della Guardia Costiera – Capitaneria di Porto di Catania”.

PPRD East 4: il CISOM al centro di una nuova stagione di cooperazione europea per la resilienza

Ospitare a Roma, presso la propria sede, la Casa dei Cavalieri di Rodi, il Kick-off Meeting del PPRD East 4 ha rappresentato per il CISOM – Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta un momento di grande rilievo strategico e istituzionale. 

L’evento, che si è svolto il 22 gennaio 2026, ha rappresentato l’avvio della quarta fase del PPRD East, sgnando un passaggio cruciale verso l’applicazione concreta delle politiche di gestione del rischio nei Paesi partner con l’obiettivo di rafforzare prevenzione, preparazione e risposta ai disastri, in coerenza con il progressivo allineamento al Meccanismo Europeo di Protezione Civile (UCPM)

Durante l’apertura dei lavori, Luca Aragone, Vice Presidente del CISOM con delega alle attività internazionali, ha evidenziato come il programma rappresenti un ponte fondamentale tra aiuto umanitario e gestione nazionale delle emergenze. Il suo intervento ha richiamato l’importanza di affrontare la vulnerabilità come una dimensione strutturale, che richiede cooperazione, dialogo e strumenti comuni. 

Nel corso dell’evento è intervenuto anche Lorenzo S. Massucchielli, Coordinatore delle Attività Internazionali, Marketing e Fundraising della Direzione Nazionale CISOM, sottolineando l’importanza del ruolo del volontariato organizzato nelle attività di preparedness e nella costruzione di capacità operative sostenibili. 

A testimoniare l’impegno diplomatico e la dimensione internazionale del programma, l’Amb. Stefano Ronca, Ambasciatore del Sovrano Ordine di Malta presso la Repubblica Italiana e il dott. Ivo Graziani, Capo di Gabinetto del Grande Ospedaliere che, prendendo parte all’incontro hanno confermato il ruolo dell’Ordine nella promozione della cooperazione umanitaria e della resilienza a livello internazionale. 

Il giorno successivo, il 23 gennaio, i delegati del programma PPRD East 4 sono stati ricevuti presso la sede di Via Ulpiano della Protezione Civile per una visita ufficiale delle strutture operative in forza al Dipartimento e successivamente si sono ritrovati presso la Villa Magistrale dell’Ordine di Malta all’Aventino, per la riunione inaugurale dello Steering Committee.

Le due giornate di lavoro hanno alternato momenti di confronto tecnico a sessioni istituzionali: la prima dedicata alla presentazione della governance e della roadmap del programma, la seconda focalizzata sulla cooperazione transfrontaliera. 

Il Kick-off di Roma ha così segnato non solo l’avvio formale della nuova fase del programma, ma anche una dichiarazione forte e condivisa: costruire insieme un sistema europeo di protezione civile più robusto, interoperabile e capace di affrontare rischi complessi con strumenti comuni, competenze integrate e una visione autenticamente cooperativa.

Missione in Mauritania: formazione e diritti umani al centro del progetto SSAR

La Mauritania è oggi uno dei punti più delicati lungo la rotta migratoria atlantica, un percorso che spinge molte persone a lasciare Paesi dell’Africa occidentale nella speranza di trovare sicurezza e nuove opportunità. Nel 2024, oltre 46.000 migranti hanno raggiunto le Isole Canarie attraverso l’Atlantico: una traversata complessa e spesso segnata da condizioni estremamente difficili. Allo stesso tempo, il rafforzamento dei controlli lungo le rotte settentrionali ha spinto molti viaggi a partire da zone più meridionali, rendendo il tragitto ancora più lungo e rischioso. 

In questo scenario nasce il progetto SSAR – Surveillance des Frontières, Search and Rescue, iniziativa dell’Unione Europea coordinata da CIVIPOL, che vede tra i partner centrali anche la Fondazione Accademia Italiana della Marina Mercantile (FAIMM), impegnata nel rafforzamento delle competenze tecniche e operative delle autorità mauritane. Il progetto coinvolge guardia costiera, polizia, gendarmerie e marina, con l’obiettivo di migliorare la capacità del Paese di prevenire le partenze irregolari, rispondere alle emergenze in mare e lavorare in modo più coordinato lungo il delicato continuum terra–mare. Un impegno congiunto che unisce formazione specialistica, cooperazione internazionale e supporto diretto alle istituzioni locali.

All’interno di questa cornice, il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta ha realizzato una settimana di formazione dedicata ai diritti umani dei migranti, all’etica operativa e al coordinamento inter-agenzie. Le sessioni, condotte dalla nostra Project Manager per le Attività Internazionali, Laura Dolce, e dall’Esperto in Diritti Umani, Adriano Cagliani, hanno coinvolto le principali forze mauritane, con un focus sul rispetto delle convenzioni internazionali, sulla tutela delle persone vulnerabili e sulla gestione sicura e dignitosa delle operazioni SAR. 

Questa prima missione rappresenta un passo significativo verso una collaborazione strutturata con le autorità mauritane. Il contributo del CISOM si inserisce in un percorso più ampio che mira a mettere al centro la persona, promuovere pratiche rispettose dei diritti umani e rafforzare in modo sostenibile la capacità del Paese di rispondere a una delle sfide migratorie più complesse della regione.

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