Nel contesto del Kick-Off Meeting di PPRD East 4, tenutosi a Roma presso la Casa dei Cavalieri di Rodi, il Direttore di AICS Marco Riccardo Rusconi ha ribadito l’importanza di rafforzare il legame tra aiuto umanitario e protezione civile, sottolineando il ruolo della cooperazione internazionale nella costruzione di sistemi più resilienti e preparati ad affrontare crisi sempre più complesse.
Un intervento che si inserisce nella quarta fase del programma PPRD East 4, promosso e finanziato dall’Unione Europea.
Roma. Le emergenze si raccontano quasi sempre attraverso immagini immediate: sirene, mezzi di soccorso, evacuazioni, persone tratte in salvo. Più difficile è raccontare ciò che non si vede.
Le conseguenze psicologiche di una catastrofe non compaiono nelle fotografie. Restano nelle comunità colpite, negli sfollati, nei sopravvissuti. E, non di rado, anche negli operatori chiamati a intervenire.
È intorno a questa dimensione meno visibile ma essenziale che si è sviluppato il convegno internazionale “Perspectives on MHPSS and Disaster Recovery: evidence from the EviMaPS research”, ospitato presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma, con la partecipazione di accademici, operatori dell’emergenza, organizzazioni umanitarie e specialisti del supporto psicosociale provenienti da diversi contesti nazionali e internazionali. Il CISOM è stato rappresentato dal dott. Pierluigi Policastro, Responsabile nazionale del Soccorso Psicologico.
La domanda che ha attraversato l’intera giornata è stata tanto semplice quanto complessa: come ci si prende cura delle persone dopo una catastrofe?
Lisa Gibbs, dell’Università di Melbourne e principal investigator del progetto EviMaPS, ha aperto i lavori presentando le evidenze della ricerca internazionale sul supporto alla salute mentale nei contesti post-disastro. Alessandra Talamo, della Sapienza Università di Roma, ha affrontato il tema dei traumi collettivi, mentre Junko Otani, dell’Università di Osaka, ha approfondito gli effetti delle emergenze sulla salute e sul benessere di donne e bambini. Ma il convegno non è rimasto confinato alla dimensione accademica. La tavola rotonda pomeridiana ha trasformato le riflessioni teoriche in domande concrete, quasi inevitabili.
Che cosa significa lavorare con una comunità dopo una catastrofe? Come cambia il supporto psicologico tra la fase acuta e il medio-lungo periodo?
Un interrogativo che richiama una verità spesso sottovalutata: l’emergenza non finisce con la conclusione del soccorso.
Altri interrogativi hanno riportato alla memoria eventi ancora vivi nel Paese.
Come cambia l’intervento psicologico quando le persone colpite vengono allontanate dal luogo del trauma? È il caso del terremoto dell’Aquila del 2009, evocato nel dibattito come esempio di comunità improvvisamente dislocate, costrette a ricostruire relazioni e riferimenti in contesti completamente diversi.
Lo sguardo si è poi allargato oltre i confini italiani.
Davide Caliandro, Protection and Safeguarding Specialist di CESVI, ha portato l’esperienza maturata in crisi internazionali complesse – Palestina, Ucraina, Sudan, Myanmar, Siria, Libia – dove il supporto psicosociale si intreccia con protezione, sicurezza e safeguarding, in scenari in cui vulnerabilità e trauma assumono forme multiple e simultanee.
Poi è arrivata forse la domanda più scomoda. O forse la più necessaria.
Chi si prende cura di chi soccorre?
La riflessione si è concentrata sull’esperienza maturata dagli psicologi dell’emergenza del CISOM a partire dal 2013 nei teatri del Canale di Sicilia e di Lampedusa, accanto agli operatori impegnati nelle operazioni di soccorso e assistenza. Medici, infermieri, soccorritori, personale sanitario e operatori chiamati a confrontarsi con salvataggi complessi, pressione emotiva costante, esposizione ripetuta alla sofferenza e, talvolta, alla morte.
In questi contesti, il trauma non riguarda soltanto chi viene soccorso. Riguarda anche chi interviene.
Stress operativo, burnout, trauma vicario, affaticamento emotivo: dimensioni meno visibili, ma profondamente reali, che possono compromettere non solo il benessere individuale, ma anche la tenuta complessiva della risposta.
L’esperienza del CISOM ha mostrato come il supporto psicologico in emergenza non rappresenti un elemento accessorio, bensì una componente strutturale della preparedness e della capacità operativa.
Il dibattito ha toccato anche un nodo particolarmente italiano: quello del ruolo degli psicologi dell’emergenza nei sistemi di protezione civile, tra opportunità operative e complessità normative derivanti dall’articolazione tra competenze sanitarie e governance territoriale. Accanto al CISOM hanno preso parte alla discussione Angelo Napoli (SIPEM SoS Lazio), Elena Zito (SIPEM SoS Marche), Anna Maria Rinaldi (SIPEM SoS Emilia-Romagna), in un confronto che ha restituito un’immagine articolata e concreta del supporto psicosociale nelle emergenze contemporanee.
A fine giornata, una consapevolezza sembrava accomunare tutti i presenti. Le emergenze non lasciano soltanto macerie, lasciano conseguenze invisibili, silenziose, spesso durature e costruire sistemi di risposta realmente efficaci significa imparare a riconoscerle.
Pompei, 8 maggio 2026 – In occasione del primo anniversario di pontificato, Papa Leone XIV ha presieduto la tradizionale Supplica alla Regina del Rosario presso il Pontificio Santuario della Beata Vergine di Pompei, uno degli appuntamenti di fede più rilevanti in Italia.
Nel pomeriggio, la visita pastorale è proseguita a Napoli, richiamando numerosi fedeli e pellegrini provenienti da tutto il territorio.
Il servizio sanitario CISOM è stato garantito con efficienza e professionalità dal Raggruppamento Campania, con il supporto dei volontari e del personale medico provenienti dai gruppi di Molise e Puglia.
I soccorritori hanno operato lungo tutto l’evento assicurando assistenza sanitaria ai partecipanti, confermando ancora una volta il ruolo fondamentale del CISOM nelle grandi manifestazioni religiose e negli eventi ad alta affluenza.
Un impegno costante, che mette al centro la sicurezza, la cura e il servizio alla persona, valori distintivi dell’azione quotidiana del Corpo.
Giorni di preghiera, servizio e vicinanza ai più fragili nel segno di una presenza concreta accanto ai Signori Malati.
Si è concluso ieri a Lourdes il 68° Pellegrinaggio Internazionale dell’Ordine di Malta, che dal 1° al 5 maggio ha riunito circa 7.500 partecipanti provenienti da 44 Paesi, tra cui oltre 1.300 Signori Malati accompagnati da volontari, personale sanitario e membri dell’Ordine.
Anche il CISOM – Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta – ha preso parte al pellegrinaggio con i propri volontari, condividendo giornate di servizio, assistenza e vicinanza ai più fragili in uno dei momenti più significativi della vita spirituale e umanitaria dell’Ordine.
Nel corso delle celebrazioni al Santuario di Nostra Signora di Lourdes, tra processioni, liturgie e momenti di raccoglimento presso la Grotta di Massabielle, il pellegrinaggio ha rappresentato ancora una volta un’occasione di incontro, ascolto e condivisione. Guidato dal Gran Maestro Fra’ John T. Dunlap, l’appuntamento ha visto la partecipazione di delegazioni provenienti da tutto il mondo, rinnovando una tradizione iniziata nel 1958.
Accanto ai momenti ufficiali, il pellegrinaggio è stato caratterizzato dal dialogo diretto con i volontari e i Signori Malati, nel segno di quella prossimità concreta che da sempre contraddistingue la missione dell’Ordine di Malta e del CISOM.
In un tempo segnato da nuove fragilità e conflitti, Lourdes continua a rappresentare un luogo di speranza, accoglienza e servizio, dove fede e azione si incontrano quotidianamente attraverso l’impegno di migliaia di volontari.
La partecipazione del CISOM si inserisce nel più ampio impegno dell’Ordine di Malta a favore delle persone più vulnerabili, attraverso attività sanitarie, sociali e di assistenza portate avanti ogni giorno in Italia e nel mondo.