Firenze, notti di gelo: accanto a chi non ha un riparo

Quando la temperatura scende e la pioggia rende ancora più duro dormire all’aperto, a Firenze c’è chi continua a restare in strada nonostante i posti disponibili nei centri di accoglienza. È quanto emerge da un articolo de La Nazione che racconta un’uscita serale dell’Unità di Strada del Gruppo di Firenze del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (CISOM). Nell’articolo dal titolo “La notte dei lavoratori senzatetto. Facchini, manovali, ex badanti: ‘In ospedale a caccia di calore’” si descrive l’impegno dei volontari che si recano nelle zone segnalate dal Comune, incontrando persone e storie diverse. Tra loro lavoratori senza casa, coppie che non vogliono separarsi, anziani soli, persone che vivono condizioni di grande fragilità.

Il lavoro dei volontari: ascolto, fiducia, piccoli gesti
L’Unità di Strada, due giorni a settimana, parte alle 20.30 dal centro della Protezione Civile dell’Olmatello per prestare supporto nell’Emergenza Freddo. Presta il servizio sanitario in collaborazione con altre realtà del territorio che coprono altre zone e altri giorni della settimana. Il primo obiettivo è instaurare un rapporto: spesso chi vive per strada rifiuta il contatto o si sposta rapidamente. Serve tempo e costanza per costruire fiducia.Durante il giro, i volontari raggiungono vari punti della città indicati nelle segnalazioni (sottopassi, stazioni, giardini, aree riparate): in alcuni luoghi non trovano nessuno, in altri incontrano persone che accettano un tè caldo o qualcosa da mangiare ma rifiutano l’ingresso in struttura.

Perché rifiutano il dormitorio?
Non sempre, però, la proposta di entrare in dormitorio viene accolta. Il Comune mette a disposizione posti dedicati all’Emergenza Freddo, con una capacità che può aumentare in caso di urgenza. Come racconta l’articolo, dietro a un rifiuto possono esserci ragioni molto diverse e spesso comprensibili: c’è chi ha paura di subire furti o di trovarsi in un ambiente percepito come poco sicuro, chi non se la sente di condividere spazi con sconosciuti o teme tensioni e conflitti. In altri casi pesano i legami affettivi: alcune coppie preferiscono restare all’aperto piuttosto che separarsi, perché le strutture di accoglienza prevedono spazi distinti per uomini e donne. A volte entrano in gioco anche fragilità di salute, fisiche o psicologiche, che rendono difficile adattarsi alle regole e ai ritmi di una struttura. E poi c’è un aspetto che colpisce particolarmente: tra le persone incontrate ci sono anche lavoratori, uomini e donne che al mattino si alzano presto per impieghi saltuari o poco pagati e che, pur lavorando, non riescono comunque a permettersi una stanza o un affitto.

L’ospedale come rifugio temporaneo
Tra i luoghi citati, compare anche l’ospedale di Torregalli, dove alcuni – circa una ventina di persone – cercano riparo nelle ore notturne in aree comuni. Una donna anziana chiede ai nostri volontari conforto e attenzione, fino a domandare (con semplicità) anche “un libro” e qualcosa di caldo. Anche lei rifiuta il posto nel dormitorio “Preferisco qui, in dormitorio è problematico, meglio il freddo che il pericolo”. Non teme a dormire tra tutti uomini? “Sono tranquilli, lavorano tutti, manovali, facchini al mercato, si alzano alle 5”.
“In queste notti non portiamo solo un tè caldo o una coperta, portiamo presenza e ascolto: la prima emergenza spesso è la solitudine.” Cosi descrive l’impegno dei volontari Gianluca Frasca, Capogruppo di Firenze del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta. “Anche quando qualcuno rifiuta il dormitorio, noi restiamo accanto a loro: rispettiamo le scelte e continuiamo a offrire aiuto, passo dopo passo”.

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